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 Le Blog du corps

Actualité de la recherche sur le corps en SHS (ISSN : 2269-8337)

Body Nature

Marta de Menezes

Marta de Menezes (n. Lisboa, 1975) é licenciada em Belas Artes pela Universidade de Lisboa, e tem um mestrado em História de Arte e Cultura Visual pela Universidade de Oxford. Nos últimos anos tem vindo a explorar a interacção entre Arte e Biologia, trabalhando em institutos de investigação científica demonstrando que as tecnologias biológicas podem ser utilizadas como media para criação artística. Em 1999 Marta criou o seu primeiro projecto de arte biológica (Nature?) ao modificar o padrão das asas de borboletas vivas. Desde então tem utilizado diferentes técnicas biológicas incluíndo Ressonância Magnética Funcional do cérebro para criar retratos onde a mente pode ser observada (Functional Portraits, 2002); fragmentos de ADN fluorescentes para criar micro-esculturas no núcleo de células humanas (NucleArt, 2002); esculturas feitas com proteínas (Proteic Portrait, 2002), com ADN (Inner Cloud, 2003) ou com neurónios vivos (Tree of Knowledge, 2005). O trabalho da artista tem sido apresentado internacionalmente em exposições, publicações e palestras. Marta de Menezes é actualmente directora artística de Ectopia, o laboratório de experimentação artística no Instituto Gulbenkian de Ciência em Oeiras.

www.martademenezes.com

 


 



Body Nature, accostamento di due sostantivi in lingua inglese, rimanda alla natura intesa come corpo, ma anche al corpo in senso proprio, fatto di natura e in essa immerso, ossia agente vivente e comunicante nel mondo. I lavori in mostra si caratterizzano così per l’impiego, quasi esclusivo, di materiali biologici (DNA, proteine, cellule, batteri) intesi come medium. Interpellando le più recenti ricerche biotech, Neira e De Menezes intendono mostrare come il corpo sia di fatto accomunato al resto del vivente in virtù della comune componente organica. Se uomo e mondo condividono la stessa natura, il corpo non è altro che il filtro attraverso il quale interno ed esterno comunicano. 

Mentre la biologia e le biotecnologie, con gli ultimi sviluppi della chirurgia plastica e dell’ingegneria tessutale, fino a poco tempo fa erano utilizzate dagli artisti con intento provocatorio (Stelarc, Orlan), oggi costituiscono semplicemente lo strumento con cui esprimersi, e non il tema centrale affrontato. Filtrati dunque con gli strumenti tipici del laboratorio, propri della scienza, i loro sguardi sono narrazioni che parlano dell’esistenza, ossia dell’essere - attraverso il corpo biologico - in un preciso contesto. Proteic Portrait, installazione principale di Marta De Menezes (1975, Lisbona; alla sua prima presenza italiana) si presenta come vero e proprio atelier d’artistaluogo della creazione e della sperimentazione. Si tratta a tutti gli effetti di un laboratorio in cui si fondono esperienze artistiche e scientifiche, l’una funzionale all’altra nella creazione di mArta, ritratto proteico dell’artista. Lo studio dei meccanismi chimico-organici è anche la base di Functional Portrait, immagini registrate dalla risonanza magnetica del cervello dell’artista impegnata in una precisa attività. Uno scan-selfportrait, sempre realizzato attraverso l’impiego di strumentazioni mediche come l’RMN, è anche Somato Landscape di Dario Neira (1963, Torino) che restituisce un’immagine di sé “all’osso”, essenziale e organica, eppure ancora capace di raccontare le emozioni e l’intimità, anche psichica, del soggetto. In questa direzione, i lavori di Neira parlano di una terza natura, dimensione che costituisce l’unione di arte, scienza e sacro, poiché l’essere umano, conscio dei processi e dei meccanismi corporei, s’interroga da sempre sul mistero dell’esistenza e della morte. Nasce così, nella corte del PAV, Claustrum, installazione sonora sul mondo dello spirito che, conservato nel corpo e nella mente, si sviluppa artisticamente attraverso una narrazione frammentata, un percorso emotivo scandito da parole tratte da Le Ceneri di Gramsci e pronunciate dallo stesso Pasolini.

Nella serra, spazio principale del PAV, le opere di De Menezes e Neira sono accostate in modo da rintracciare una matrice comune, un’affinità che va al di là degli strumenti e dei soggetti che,  apparentemente simili, sfumano le categorie di genere maschile e femminile. La relazione dei lavori è infatti riscontrabile nell’attenta, quanto critica, visione della realtà, la stessa che spinge entrambi a indagare i problemi etici sollevati dalle pratiche mediche e scientifiche impiegate e, più in generale, il loro modo di inscriversi nella società.

press release

The binomial Body Nature refers to nature understood as a body, but also to the body in the normal meaning of the word, made up of nature and immersed in nature: a living and communicating agent in the world. Thus the works in the exhibition are characterised by the almost exclusive use of biological materials (DNA, proteins, cells, bacteria) as media. Bringing into play the most recent biotechnological research, Neira and De Menezes aim to underline how much the body has in common with the rest of the living world, thanks to their common organic components. If man and the world share the same nature, the body is none other than the filter through which inner and outer dimensions can communicate.

Until recently, artists used biology and the biotechnologies, for example the latest developments in plastic surgery and tissue engineering, for purposes of provocation (Stelarc, Orlan). But today these disciplines simply comprise a tool with which they express themselves, rather than the central theme of their works. Filtred through laboratory instruments typical of science, the worldviews they present are narrations that speak of existence, that is of being – through the biological body – in a precise context. Proteic Portrait, the principal installation by Marta De Menezes (1975, Lisbon; her first exhibition in Italy) is presented as an artist’s atelier, a place of creation and experimentation. It is a full-scale laboratory in which artistic experience meets scientific experience, and each is functional to the other to create mArta, a proteic portrait of the artist. The study of chemical and organic mechanisms also underlies Functional Portrait, recorded magnetic-resonance images of the artist’s brain as she engages in a specific activity. Again made using medical instruments such as NMR, Somato-Landscape by Dario Neira (1963, Turin) is a scan-selfportrait that offers an “minimal” self-image, essential and organic and yet still capable of narrating the subject’s emotions and intimity, including that of the psyche. In this same direction, Neira’s works tell of a third nature, a dimension that constitutes the union of art, science and the sacred, since human beings, aware of their body processes and mechanisms, have always wondered about the mysteries of existence and of death. Thus it is that, in the PAV courtyard, we find Claustrum, a sound installation on the world of the spirit that, conserved in the body and in the mind, develops artistically through a fragmented narration, an emotional progress marked out by words taken from Le Ceneri di Gramsci, read by Pasolini himself.

In the greenhouse, PAV’s main area, the works by De Menezes and Neira are flanked so as to weave a common matrix, an affinity that goes beyond tools and subjects that, apparently similar, blur the categories of male and female gender. The close relation between the works may be glimpsed from the artists’ vision of reality, as careful as it is critical, that pushes both of them to investigate the ethical problems raised by the medical and scientific practices used and, more in general, by the way in which they become part of society.

 


www.darioneira.com


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>>> Body Nature, accostamento di due sostantivi in lingua inglese, rimanda alla natura intesa come corpo, ma anche al corpo in senso proprio, fatto di natura e in essa immerso, ossia agente vivente e comunicante nel mondo. I lavori in mostra si caratterizzano così per l’impiego, quasi esclusivo, di materiali biologici (DNA, proteine, cellule, batteri) intesi come medium. Interpellando le più recenti ricerche biotech, Neira e De Menezes intendono mostrare come il corpo sia di fatto accomunato al resto del vivente in virtù della comune componente organica. Se uomo e mondo condividono la stessa natura, il corpo non è altro che il filtro attraverso il quale interno ed esterno comunicano.
>>> Mentre la biologia e le biotecnologie, con gli ultimi sviluppi della chirurgia plastica e dell’ingegneria tessutale, fino a poco tempo fa erano utilizzate dagli artisti con intento provocatorio (Stelarc, Orlan), oggi costituiscono semplicemente lo strumento con cui esprimersi, e non il tema centrale affrontato. Filtrati dunque con gli strumenti tipici del laboratorio, propri della scienza, i loro sguardi sono narrazioni che parlano dell’esistenza, ossia dell’essere - attraverso il corpo biologico - in un preciso contesto. Proteic Portrait, installazione principale di Marta De Menezes (1975, Lisbona; alla sua prima presenza italiana) si presenta come vero e proprio atelier d’artista, luogo della creazione e della sperimentazione. Si tratta a tutti gli effetti di un laboratorio in cui si fondono esperienze artistiche e scientifiche, l’una funzionale all’altra nella creazione di mArta, ritratto proteico dell’artista. Lo studio dei meccanismi chimico-organici è anche la base di Functional Portrait, immagini registrate dalla risonanza magnetica del cervello dell’artista impegnata in una precisa attività. Uno scan-selfportrait, sempre realizzato attraverso l’impiego di strumentazioni mediche come l’RMN, è anche Somato Landscape di Dario Neira (1963, Torino) che restituisce un’immagine di sé “all’osso”, essenziale e organica, eppure ancora capace di raccontare le emozioni e l’intimità, anche psichica, del soggetto. In questa direzione, i lavori di Neira parlano di una terza natura, dimensione che costituisce l’unione di arte, scienza e sacro, poiché l’essere umano, conscio dei processi e dei meccanismi corporei, s’interroga da sempre sul mistero dell’esistenza e della morte. Nasce così, nella corte del PAV, Claustrum, installazione sonora sul mondo dello spirito che, conservato nel corpo e nella mente, si sviluppa artisticamente attraverso una narrazione frammentata, un percorso emotivo scandito da parole tratte da Le Ceneri di Gramsci e pronunciate dallo stesso Pasolini.
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>>> Nella serra, spazio principale del PAV, le opere di De Menezes e Neira sono accostate in modo da rintracciare una matrice comune, un’affinità che va al di là degli strumenti e dei soggetti che,  apparentemente simili, sfumano le categorie di genere maschile e femminile. La relazione dei lavori è infatti riscontrabile nell’attenta, quanto critica, visione della realtà, la stessa che spinge entrambi a indagare i problemi etici sollevati dalle pratiche mediche e scientifiche impiegate e, più in generale, il loro modo di inscriversi nella società.
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>>> press release
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>>> The binomial Body Nature refers to nature understood as a body, but also to the body in the normal meaning of the word, made up of nature and immersed in nature: a living and communicating agent in the world. Thus the works in the exhibition are characterised by the almost exclusive use of biological materials (DNA, proteins, cells, bacteria) as media. Bringing into play the most recent biotechnological research, Neira and De Menezes aim to underline how much the body has in common with the rest of the living world, thanks to their common organic components. If man and the world share the same nature, the body is none other than the filter through which inner and outer dimensions can communicate.
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>>> Until recently, artists used biology and the biotechnologies, for example the latest developments in plastic surgery and tissue engineering, for purposes of provocation (Stelarc, Orlan). But today these disciplines simply comprise a tool with which they express themselves, rather than the central theme of their works. Filtred through laboratory instruments typical of science, the worldviews they present are narrations that speak of existence, that is of being – through the biological body – in a precise context. Proteic Portrait, the principal installation by Marta De Menezes (1975, Lisbon; her first exhibition in Italy) is presented as an artist’s atelier, a place of creation and experimentation. It is a full-scale laboratory in which artistic experience meets scientific experience, and each is functional to the other to create mArta, a proteic portrait of the artist. The study of chemical and organic mechanisms also underlies Functional Portrait, recorded magnetic-resonance images of the artist’s brain as she engages in a specific activity. Again made using medical instruments such as NMR, Somato-Landscape by Dario Neira (1963, Turin) is a scan-selfportrait that offers an “minimal” self-image, essential and organic and yet still capable of narrating the subject’s emotions and intimity, including that of the psyche. In this same direction, Neira’s works tell of a third nature, a dimension that constitutes the union of art, science and the sacred, since human beings, aware of their body processes and mechanisms, have always wondered about the mysteries of existence and of death. Thus it is that, in the PAV courtyard, we find Claustrum, a sound installation on the world of the spirit that, conserved in the body and in the mind, develops artistically through a fragmented narration, an emotional progress marked out by words taken from Le Ceneri di Gramsci, read by Pasolini himself.
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>>> In the greenhouse, PAV’s main area, the works by De Menezes and Neira are flanked so as to weave a common matrix, an affinity that goes beyond tools and subjects that, apparently similar, blur the categories of male and female gender. The close relation between the works may be glimpsed from the artists’ vision of reality, as careful as it is critical, that pushes both of them to investigate the ethical problems raised by the medical and scientific practices used and, more in general, by the way in which they become part of society.

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